Cefalù: arrestato il “re dei lidi balneari” -Video

Cefalù
Si era assicurato il monopolio di una delle coste più suggestive, non solo a livello turistico, della Sicilia, sfruttando conoscenze e scambi di favori con alti funzionari regionali e del Demanio Marittimo di Palermo.
E’ scattata all’alba l’operazione denominata “Spiagge libere”, eseguita dalla Polizia di Cefalù su disposizione della Procura di Termini Imerese, che ha visto finire ai domiciliari l’imprenditore Giovanni Cimino, re dei lidi balneari, e l’ex capo del Demanio Marittimo di Palermo l’architetto Antonino Lo Franco, mentre per altri due individui, Salvatore Labruzzo funzionario dell’assessorato Turismo e Bartolomeo Vitale, presidente dell’Associazione Operatori Balneari di Cefalù è stato comminato il divieto di dimora.
Per tutti, l’accusa pesante è quella di corruzione aggravata. Le indagini, cominciate un anno fa e scaturite dalla denuncia di un titolare di uno dei tanti piccoli lidi, estromessi dal sistema ben oleato che aveva permesso, nel tempo, a Cimino di possedere l’80% delle strutture balneari del litorale cefaludese, con tutti gli altri costretti ad attendere spesso a vuoto mesi e mesi per avere delle concessioni dal Demanio. In cambio, Cimino aveva garantito impieghi estivi come bagnini ai figli di Lo Franco e Labruzzo. Quest’ultimi si erano addirittura impegnati per sovvertire il sequestro del Poseidon, il lido più imponente in mano alla famiglia Cimino, chiuso dai sigilli il 7 aprile 2015. Le pressioni politiche non servirono, ma il monopolio incontrastato dell’imprenditore è rimasto inalterato. Sino almeno a questa mattina.
Lorenzo Anfuso
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